Arriva l’era del Cinghiale bianco? E’ allarme sul debito di alcuni paesi europei. Il bubbone è scoppiato in Grecia ma rischia di non restare isolato. Francia e Germania ( i due Paesi più esposti verso Atene) hanno orientato la politica della Banca Centrale Europea e delle istituzioni comunitarie per un esplicito aiuto. La dotazione di 25 miliardi di euro è stata predisposta ma potrebbe non bastare. Intanto dallo sfondo avanzano e si portano in rilievo i problemi di altri paesi come Portogallo, Irlanda, Spagna, per non parlare della stessa Italia (paesi le cui iniziali danno vita a Pigs, termine che ha offerto facile satira a giornali anglosassoni). Mentre però la Grecia pesa per circa 2 punti percentuali sul Pil europeo, la Spagna detiene una quota intorno al 12%, l’Italia del 15. Cosa accadrebbe se la crisi mordesse uno di questi paesi? Quanto si può difendere l’euro? La speculazione ha cominciato a puntare sul cross euro/dollaro, mentre le previsioni dei principali centri di ricerca economica stimano che la crescita europea non supererà l’1,2% nel 2010...
Negli Stati Uniti, invece, il Pil sta tornando a crescere intorno al 3% e la Federal Reserve ha ripreso a rialzare i tassi, anche se morbidamente, dando ai mercati l’impressione di una normalità riconquistata. In questo macro-scenario si giocano le tensioni dei governi e le aspettative – spesso frustrate – delle imprese, dove si tornano a cogliere segnali di abbassamento della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica. Secondo alcuni esperti del Focus Group di Ifiit Research la macchina industriale ha ripreso a funzionare in buona parte per la ricopertura delle scorte e solo in parte per una dinamica espansiva. In questo senso può e deve essere interpretato il calo dell’Indice Ifiit nell’ultima rilevazione.
I settori che mantengono alta o che risentono del calo degli investimenti in innovazione in misura inferiore rispetto alla media del Paese
Energia, credito e comunicazioni sono i tre settori che manifestano una propensione agli investimenti in innovazione tecnologica superiore alla media. A ciò si devono affiancare alcune nicchie come quelle legate alla logistica, alla meccatronica e alle biotecnologie.
I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione tecnologica allineata ai valori della media nazionale dell’Indice
I settori che appaiono allineati al trend dell’indice generale sono soprattutto i comparti del made in Italy tradizionale, il lusso, la cantieristica.
I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione inferiore ai valori della media generale dell’Indice o che presentano sensibili scostamenti dal livello del mese precedente
Farmaceutica e agroalimentare sono i due comparti che più di altri manifestano un sensibile calo della propensione ad investire. Diminuiscono i progetti e le consulenze per l’avvio di miglioramenti produttivi anche nei comparti del tessile, del trasporto e della metalmeccanica.
I macrosettori economici: commercio, pubblica amministrazione, edilizia
Scarsi segnali di investimenti in innovazione giungono dai comparti del commercio e da quello della pubblica amministrazione. L’edilizia si muove su diversi piani. I grandi gruppi industriali mostrano significativa attenzione verso nuove soluzioni e hanno alzato i numeri dei progetti allo studio. Non così accade per le realtà medie e minori, costrette al mantenimento dello status quo dalla necessità legata al contenimento dei costi in una fase di riduzione del fatturato.
Il digital divide
Resta sostanzialmente immutato il quadro della percezione del gap tecnologico tra il nostro sistema-paese e quello di altre nazioni tecnologicamente progredite. E’ diffusa la convinzione che la qualità della produzione italiana sia all’altezza della concorrenza internazionale. Circa il 60% degli intervistati ritiene che in futuro il gap tecnologico si possa ridurre, anche se rimangono le distanze, soprattutto nei settori delle infrastrutture tecnologiche di comunicazione.
L’innovazione tecnologica nelle diverse aree geografiche
Alcune zone e attività del Piemonte confermano la predisposizione ad avviare investimenti strategici per lo sviluppo di nuovi piani e organizzazioni produttive, soprattutto nel comparto della meccatronica. In Lombardia, dove è concentrata la filiera della produzione tecnologica legata all’energia nucleare (24 aziende sulle 35 nazionali sono lombarde), c’è un risveglio dell’attenzione per gli investimenti e lo sviluppo. Nel Triveneto e in Friuli si sta assistendo ad un generale riallineamento delle posizioni (soffrono il comparto orafo, alcune produzioni metalmeccaniche e tessili). Segnali di un certo dinamismo mostrano l’Emilia Romagna e il Lazio, mentre il resto d’Italia è contrassegnato da livelli di equilibrio (Puglia e Campania) o da debolezze (Basilicata, Molise, Sardegna).
Focus mensile. Capitali per l’innovazione
Per sostenere lo sviluppo delle medie imprese - quelle con meno di 50 milioni di euro di fatturato e con meno di 250 dipendenti – scendono in campo le Camere di Commercio. Per iniziativa di Bruno Ermolli, presidente di Parcam, la holding della Camera di Commercio di Milano, è stata costituita Futurimpresa Sgr, una società che metterà a disposizione delle imprese fondi di capitale per lo sviluppo, l’innovazione e l’internazionalizzazione. La dotazione iniziale del fondo di private equity è di 40 milioni di euro, somma che potrà salire fino a 80 con la partecipazione di banche, fondi, fondazioni. A sostenere l’iniziativa sono state chiamate altre Camere di Commercio, quelle di Brescia, Bergamo e Como. Alla Camera di Commercio di Milano, con il 55% delle quote, spettano la maggioranza e il controllo del fondo, ma le altre realtà non vogliono giocare un ruolo marginale. “Al momento – precisa Ermolli – sono al vaglio 60-70 richieste da parte di aziende lombarde interessate ad avere il nostro sostegno”. La logica del fondo è paragonabile a quella di un normale fondo di private equity, che entra nell’assetto azionario della società e che inserisce propri uomini nel consiglio di amministrazione. Ma in questo caso cambiano alcuni aspetti. Intanto il fondo delle Camere di Commercio entra nell’assetto azionario ma con quote che non possono superare il 20, massimo il 30%. Lo scopo non è quello di affrontare la crisi o l’emergenza ma lo sviluppo dell’impresa, senza speculare sui corsi e senza porsi l’obiettivo di un way-out come il collocamento in Borsa. Per Francesco Micheli, chiamato a presiedere l’attività del Fondo di Futurimpresa, “per determinare il valore dell’azienda e quindi della nostra partecipazione azionaria saranno presi in considerazione i fondamentali e non i vari multipli che in genere esaltano i fondi di private equity speculativi, che vogliono entrare a certi prezzi e uscire a livelli più elevati per guadagnare sulla differenza”. Compito del nuovo fondo è il sostegno all’innovazione e allo sviluppo, in un’ottica di relazione dinamica tra istituzioni e mercato. Un esperimento che nasce a Milano e che viene rivolto all’area lombarda in prima istanza. Ma che potrebbe poi allargarsi su scala nazionale. Un modello da seguire per verificarlo cammin facendo.
(Documento di sintesi a cura di Paolo Gila, Supervisor Ifiit Research)
Questo documento è una sintesi della ricerca mensile che viene effettuata su un campione qualificato e rappresentativo dell’economia italiana. Lo studio viene curato da Ifiit Research, la divisione Ricerche di mercato del Gruppo Ed. Big. L’indice e la sintesi mensile sono recuperabili gratuitamente attraverso il sito
www.edizionibig.it. Coloro che, come aziende o come privati, volessero approfondire gli aspetti della ricerca Ifiit o avvalersi della struttura di Ifiit Research per compiere sondaggi, rilevazioni, ricerche di mercato o altro, possono rivolgersi a:
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