L’agitazione dei mercati azionari si è trasformata nell’ultima settimana di febbraio in emergenza tanto da dover sollecitare l’intervento di una rete di protezione in grado di arginare la pressione delle vendite con l’obiettivo di imporre al mercato un’azione di ricopertura certa da far riassorbire le regressioni. La controffensiva degli “iniziati” è partita dai listini americani per imporre la successiva replica in quelli europei ed asiatici. Per cui mentre sul fronte europeo le vendite di liquidazione stavano cedendo il passo alle “scoperture”, in America lo Standard & Poor ha frenato con una robusta reazione proprio a ridosso delle prime aree di quello che noi definiamo controllo del rischio contigue a quota 1090. Sottraendo alla vicenda ogni carattere di ovvietà e naturalezza per generare sorpresa, il mercato ha reagito in modo disordinato privo delle verifiche interelazionali utili a dare al quadro d’insieme un articolazione senza rispondere ai paradigmi di mercato. Ciò che emerge è un profilo operativo in cui l’America gode di forza relativa comparata ad altre aree con un dollaro altrettanto muscoloso in cui filtrano segnali di debolezza sulle commodity e ritorno di forza riflessa, per cui a nostro avviso momentanea sui bonds...
Il disordine è declinato dall’incongruenza dei fattori che compongono il frame work operativo. Il Baltic Dry iondex continua a manifestare una esplicita debolezza alla ricerca di un pavimento su cui attivare una reazione, di converso il Wti non riesce, come anticipato nelle precedenti considerazioni, a fissare chiusure oltre quota 80 usd/bar, per cui il primo livello di supporto che si incontra a 76,50 continua a far convergere attenzione ed ansia in quanto la rottura comprometterebbe ulteriormente la forza. Di pari passo il Crb Index si confronta con area 269 per verificarne la tenuta ed evitare pericolose regressioni verso i precedenti minimi. Rimane comunque aperto il suo rapporto di debolezza nei confronti del dollaro americano. Il Dollar Index risulta tuttora impegnato a spingere i valori verso area 82,50/83,50 accompagnando nel movimento l’euro usd verso il target più volte sottolineato tra 1,33/1,32 senza escludere picchi inferiori in direzione di area 1,27. Ciò che il mercato attende per rimuovere la trama costruita e ripristinare condizioni più favorevoli all’equity è una notizia rasserenante proveniente dalla Grecia. Non credo che preoccupi tanto il peso della Grecia, quanto il principio politico rapportato all’euro. In effetti da quando si va delineando una soluzione il cambio ha trovato un pavimento tra 1,3450 e 1,3650: il range rappresenta una base di accumulazione prossima ad innescare una ricopertura sull’euro tale da riportare i prezzi verso quota 1,39/1,3950, quanto basta per restituire forza alle commoditiesm, petrolio in primis e di conseguenza trasmettere alle borse un effetto balsamico utile a ristabilire condizioni di positività. Già la chiusura del mercato futures di lunedì sera ha allineato i valori degli indici americani, S&P 500 e Nasdaq 100, su livelli di assoluto rilievo. Il primo ha violato marginalmente area 1115 il secondo 1830 esibendo un primo segnale di forza a cui si sono uniformati il Dax e l’Eurostoxx 50, rispettivamente 5800 e 2800. I quattro indici sembrano allineati su un fronte comune pronti per cogliere l’attimo qualora il mercato leggesse in positivo il quadro in fase di definizione. Salvo distorsioni dell’ultima ora riprodotte dal dato sull’occupazione, i valori indicati sembrano in grado di riconquistare i precedenti massimi. Completeranno a quel punto il quadro d’insieme le vendite sul Bund con il future in flessione sotto 124, valore la cui rottura porterà l’espansione delle vendite da liquidazione. 03-03- 10 Wlademir Biasia WB Advisors.it
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